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  • Immagine del redattoreGaia De Pascale

GITA SCOLASTICA - Giorno 5 (ma il giorno dopo)

Premessa: scrivere il giorno 5 il giorno 6 è la cosa più difficile del mondo, è già passata troppa normalità, questa gita deve essere stata in un'altra vita, non è possibile fosse solo ieri che correvo nella pioggia, incurante della pioggia, urlando 'caxxo ma punge questa pioggia', deve essere perché un vento forza duecentocinquantamila me la sta sparando in faccia, dicevo non è possibile che fosse solo ieri che con Il Presidente, Puma e il Giovane sfidavo la tempesta perfetta per vedere Fort Saint Jean con la cazzimma delle questioni di vita o di morte.

Ma torniamo un attimo indietro.

La mattina della partenza è stata la più confusa di tutte, sveglia anticipata, prepara i bagagli, porta i bagagli al pullman, controlla le stanze, Qui tutto ok, Qui bene, Qui che succede? Abbiamo della cera sul cuscino, Come della cera?, Abbiamo acceso le candele per fare atmosfera e la cera si è spantegata sul cuscino. Onestamente non sono preparata a un incidente di tal fatta, pavimento vomitato: pronta, bicchiere rotto: pronta, cenere inopportuna in camera: pronta, furto di asciugamani: pronta, cera sul cuscino: impreparata. Sul manuale delle diversamente giovani accompagnatrici di gite questa roba della cera non l'ho trovata, e poi non vorrei scavando portare a galla un rito amoroso o un rito wodoo, dunque a posto così, Bene ragazzi girate il cuscino dall'altra parte, anche camera 306 è ok. Mollati tutti e 97 i bagagli sui pullman ci incamminiamo a piedi in questa Marsiglia che finalmente vediamo vorrei dire con la luce del sole ma invece no, piove da subito, anche se con una certa timidezza, tanto che non apro nemmeno il mio ombrellino cinese comprato nuovo nuovo per la gita, e dunque la vediamo sta benedettissima Marsiglia con la luce della pioggia che a pensarci adesso è una cosa molto dark adatta a una città molto rock da attraversare in quello che senza esitazione definirei il più punk di questi giorni. Il Presidente oggi comanda alla grande, sembra un maremmano che sa bene dove dirigere il gregge, lo guardo e si capisce che lui capisce, si sa subito che lui sa, ok non ha la cresta viola e gli anfibi borchiati ma in compenso in un gruppo di imbecilli con le scarpette da ginnastica, gli ombrellini cinesi, le ciocche nei piedi e gli zaini fradici lui è l'unico con le scarpe da trekking, la copertura per lo zaino e la giacca anti pioggia. Si muove con la sicumera del maremmano punk per le strade di una città che lui solo conosce, ci porta in un punto x e poi apre i cancelli, disperdetevi pecorelle, God save the Gastaldi Abba, questo luogo di perdizione è vostro, laggiù c'è il porto e qua, in questo quadrato immaginario che adesso traccia con le dita a mezz'aria, ci sono i vicoli, i murales, le case con le finestrelle colorate. Come Genova, ma un po' più punk. Ci ritroveremo alla cattedrale a redimere i nostri peccati. Nella dispersione comandata Fili sceglie di stare col gruppo criminale, la 5Q si frantuma in tot sottogruppi, io mi ritrovo con Il Giovane e i suoi che lo seguono sempre con una fedeltà commovente a fotografare ogni graffito, ogni schizzo sul muro, Guarda quello!, Hai visto quell'altro? Noooo ma quello è fighissimo, camminiamo tutti gongolanti esaltati come bambini da Hamleys raggiungendo il top del climax dell'estasi di fronte a un affare di legno (sento che questo affare ha un nome, ma in questo momento sono come il Barney di La versione di Barney quando non si ricorda iun accidente) con dentro libri e dvd per il book crossing. Ci facciamo fare la foto da uno studente, ma è l'unico studente del mondo che non ha la connessione dati, pazienza quel momento ce l'ho in testa e poi in quel momento sulla testa comincia ad arrivare una cascata, è l'ora di affrettarsi in cerca di riparo e di misericordia verso la cattedrale, penso che sia un punto di ritrovo come un altro, e invece in fondo a un vicolo si apre questo maestoso edificio bizantineggiante che si affaccia sul mare e mi lascia senza fiato. Gli alunni sono quasi tutti arrivati e quasi tutti dentro, che bello penso, una riconciliazione con la cultura e la religiosità, un momento di raccoglimento, poi il vento mi spezza la prima stecca dell'ombrello cinese e torno con i piedi per terra, o meglio, in acqua. Visto che Giove pluvio ce l'ha con noi proviamo ad anticipare la partenza, o forse no, non ho capito, mi viene il dubbio che Il Pesidente abbia bluffato, come al solito sono Confusa, del resto questo è il mio, di soprannome, so solo che mentre tutti sciamano verso i portici o il Burger King io mi ritrovo a seguire Il Presidente verso Fort Saint Jean, immaginate la tempesta perfetta di cui sopra in uno slargo aperto sul mare, immaginate la seconda stecca dell'ombrello cinese che parte, immaginate me che provo a chiuderlo ma ormai non si può più chiudere, immaginate Puma con le all star dorate basse (ti stimo, sorella) immaginate Il Giovane che regredisce allo stadio di Cucciolo quando scopre che non solo siamo dentro un tornado ma che lo deve pure affrontare dall'alto, lui che soffre di vertigini, immaginate le mie verifiche dentro lo zaino, e i jeans fradici, le scarpe che fanno ciaf ciaf, Puma che si pente di non avere calze di riserva, immaginatevi tutto questo e poi chiedetevi perché, a un cetto punto, ci siamo guardati e ci siamo detti, tutti: ma che bello! Mi sto divertendo un casino! È la giornata più bella, la giornata più punk! Non troverete risposta, troverete al massimo quattro professori pazzi dancing in the Rain.

Dopo quest'ora di follia ci ricompattiamo con Fili, Precisa e il prof V, portiamo, dopo qualche giro a vuoto, gli ettolitri d'acqua che abbiamo addosso dentro un ristorante che ci serve moules et frites (muscoli e patatine fritte), il cibo è buono ma sento già quel calduccio, quell'ordine, quella normalità che segnano la fine del viaggio. In pullman molti dormono, le soste sono un disastro di acqua torrenziale senza però il contesto punk, quando cominciano i cori del reparto criminale noi prof del gruppo 1 siamo persi nei conti economici che ovviamente sbagliamo, rifacciamo, sbagliamo di nuovo, riproviamo invano. Li ho registrati quei cori ma non li ho ancora sentiti, non ne ho il coraggio, penso che non li ascolterò mai, resteranno chiusi nel mio telefono come la foto dell'affare dei libri, poi ci passerò il dito sopra per caso, per sbaglio, magari tra un anno, quando la 5Q sarà già troppo lontana dalla mia vita, e mi ricorderò di tutto all'improvviso, e sarà una catastrofe emotiva, mentre adesso la catastrofe è sottile, è come l'amore che entra forte ed esce piano come il fantasma delle tre (cantava Capossela), mi sono immaginata mille volte questi ultimi momenti dell'ultima gita, scene da film, frasi storiche, ma poi dagli addi è meglio scivolare via con calma, scivola, scivola vai via, non te ne andare, uno che dorme fino all'ultimo, l'altro che mi abbraccia di fretta, l'altro ancora che mi giro e semplicemente non c'è più, scendo quasi per ultima, piove forte anche qui, la valigia pesa, saluto Il Giovane troppo al volo, mi giro verso l'autista a gridargli grazie, Puma nemmeno la vedo, con gli altri è un rapido ciao con la mano, lunedì ci ritroveremo tutti ma non saremo più gli stessi, la prima verità è che siamo usciti dalla lanterna magica ma eravamo troppo stanchi e bagnati per rendercene conto, la seconda verità è che è senz'altro meglio così.


Il giorno 5 è finito, il nostro spettacolo è finito, e noi siamo i professori e gli studenti, quelli fatti della stessa sostanza di cui son fatti i sogni.

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