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  • Immagine del redattoreGaia De Pascale

GITA SCOLASTICA - giorno 2

Dovevamo partire alle 10, alle 10.01 si è levato alto il grido di battaglia del Presidente, o forse era un grido di dolore, 'SONO LE 10.01!' Il gruppo 1, altrimenti detto il gruppo del disastro, ovvero il mio, finge sicurezza, ordine, disciplina, la verità è che io ne ho 6 che non so dove siano, Precisa sta pucciando l'inverosimile nel tè con fare zen e Il Giovane... Un attimo, che fine ha fatto Il Giovane? Comunque come per miracolo ci materializziamo tutti sul pullman, direzione Nimes, dentro un sole sfacciato, costeggiando il Rodano che non è il Rodano ma ci assomiglia e in ogni caso è da queste parti. Gruppo 1 ferma l'autista in mezzo alla strada e scende bucolico tra gli ulivi a sfumazzare e fotografare una rocca arroccata lassù dove puntiamo nasi e obiettivi, gruppo 2 non lo vedo ma da qualche parte dovrà pur essere, tanto poi ci ricompattiamo tutti per sparpagliarci di nuovo a Les Baux de Provence, e qui getto la spugna (ma quando mai l'ho tenuta in mano?) e gironzolo senza meta, tra le viuzze, i negozietti, le bottegucce, questo campionario di alterati e vezzeggiativi che all'improvviso si spalanca su tutta la Provenza, fino al mare. Guardo, respiro, tiro su il cappuccio: I'm glad to be alive, e lo è anche studente S, che mi dice Prof lo sa che ieri sera, a Marsiglia, ho pianto? Eravamo al porto ed ero un po' ubriaco ma poco ed ero stato triste ma ora all'improvviso ero felice e così ho gridato Ma amici quando mai ci capiterà più un momento come questo? E allora è arrivato L, mi ha abbracciato, mi ha detto Sei mio fratello, e io ho pianto. Guardo studente S e gli dò una pacca sulla spalla da sobria che vorrebbe essere un abbraccio da ubriaca e che spero lui sappia che vuol dire Sei anche il mio, di fratello, con un pianto tutto imploso, adulto, controllato, un pianto 'che palle' ma allo stesso tempo vero, verissimo, a Les Baux de Provence il 5 marzo dell' anno 2024. Sulla strada per Nimes arrivano messaggi buffi dall'altro pullman ('Il nostro autista sta imprecando, come suo solito, contro i "beduini mangia baguette che vorrebbe schiacciare col pullman". Love is in the air. - cit. Il Presidente), mentre nel nostro, come sempre, il pompiere paura non ne ha. Nimes è tanto bella quanto romana, vago alla ricerca di tutto ciò che non è impero ma soprattutto vago con Precisa alla ricerca di una farmacia, o meglio io volevo il caffè ma mi sono ritrovata in due farmacie a cercare il tobradex, cioe il tobradex ce l'hanno ma non ce lo vogliono dare, e quindi chiama la dottoressa fatti dare la ricetta dalla dottoressa non si scarica la ricetta della dottoressa poi si, si scarica la ricetta della dottoressa ma vogliono la stampa sti mangia baguette. Li schiaccerei col pullman. Guardiamo l'orologio, siamo già in ritardo di due minuti all'appuntamento all'arena, dico Precisa rubiamo il tobradex e corriamo fortissimo verso l'arena così tu hai la medicina e arriviamo quasi puntuali. Ci aveva già pensato anche lei in effetti, ma la morale dentro di noi è stata anche più forte dell'orzaiolo sopra di lei. Arriviamo in ritardo all'arena, in ritardo al pullman, arriveremo in ritardo all'albergo, in questo momento urlano tutti, il nostro autista è molto triste di questo fatto, ma arrabbiato no, si arrabbia quello di gruppo 2, il nostro scuote la testa, guida silenzioso, sbuffa ma sottovoce. A tavola a cena io, Precisa e il Giovane diciamo cose talmente assurde che scoppiamo a ridere tutti e tre, non me ne ricordo nemmeno una, non sono ricordabili, pezzi di teatro dell'assurdo, frammenti di frasi sconnesse, ognuno per la sua strada con le sue parole i suoi pensieri il filo rosso dentro la sua testa. Nonostante mi sia scoperta una caviglia gonfia come una zampogna mi ritrovo in un pub di Marsiglia, con una birra rossa, Filippo, Precisa, la figlia di Precisa, studentessa J e studente S. Ci sono stendardi, luci al neon, freccette, la bandiera della Francia. C'è studentessa J che ci racconta del suo passato e che ci sogna (lo so che non si dice ma a me piace) del suo futuro, studentessa J che era timida in un angolo della classe la prima volta che l'ho vista, tre anni fa, e ora è una donna che sa quello che vuole ma soprattutto sa che tutto quello che non vuole lo ha già avuto. C'è la prof I che irrompe incacchiata come un puma per un incidente diplomatico occorso (sento che è giunto il momento di alzare il livello del linguaggio) a un suo studente, non c'è ma c'è il Presidente che balla latinoamericano con alcuni studenti in un altro pub - ci siamo perse anche il Presidente cara Precisa, è il momento di andare, ci accompagna studente R, ok Precisa? Sbang! Precisa sbatte contro una porta a vetri che prima, dice lei, non c'era, ma in fondo ci stiamo facendo accompagnare in albergo da uno studente, che è alto il doppio di noi, grosso il doppio di noi, ma davvero non si capisce più in questa gita chi accompagna chi, chi controlla il controllore, chi ha ragione, chi ha torto, chi ha perso, chi ha vinto, mi sembra di essere in una canzone di Rino Gaetano. Perché nessuno parla mai di Rino Gaetano?

Ne parlo io, qui, adesso, all'una di notte, dalla mia stanza d'albergo senza comodini mentre penso che davvero, come ha detto studente L a studente S, siete tutti miei fratelli.

Anche il giorno 2 è andato.

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