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  • Immagine del redattoreGaia De Pascale

Giorno 19

Tutto è cominciata in QUARTA. Dei miei 9 studenti di adesso (gli altri sono in stage) ce n'erano solo 7. I due restanti sono arrivati sgarruffati e puzzolenti di fumo a un paio di minuti dal suono della campana. Sono quei tipi così: t-shirt nera anche a meno venti, pantaloni neri, mascherina perennemente abbassata anch'essa nera, orecchino, faccia da duro scazzato, anarchico, ribelle e un po' cafone ma di poche parole. Li chiameremo, per comodità, non certo per brevità, Piripicchio e Piripacchio. Non ricordo nemmeno perché si stava parlando di lacrime, del maschio alfa che non deve né chiedere, né piangere mai, e a quel punto, in quella classe di biondini angelici (almeno in apparenza) di putti michelangioleschi, di ragazzi con gli occhi languidi da sognatori indefessi, le due pecore nere, a sorpresa, ribaltano la scena. Piripicchio con la sua faccia da Fuck-all-rules se ne esce con un: Prof io piango spesso. Vado da Piripacchio e piango. Piripacchio a quel punto mi guarda con la sua aria da Fammi-uno-sgarro-e-crivello-tua-madre e conferma: Eh già prof. Piripicchio è così. Piange spesso per amore, viene da me, mi abbraccia e piange.

Tutta scombussolata da quelle rivelazioni me ne scappo in cortile dove X,Y,Z,J,e W (diamo queste lettere che nessuno sa mettere in ordine alfabetico agli ingovernabili che non sappiamo dove collocare nella comunità) della mia SECONDA stanno accerchiando D (lettera normale che sappiamo dove collocare), anch'esso di seconda, per dargli consigli su come legare a sé una dolce fanciulla di PRIMA, tra l'altro sorella di un altro compagno di SECONDA a cui assegneremo la lettera E. X,Y,Z,J,W danno consigli strampalati, dicono che lui deve darle sicurezza, farla sentire protetta e poi SBAM! Fare la mossa del dragone, che tanto lei ci sta (prof, vuole sapere com'è la mossa del dragone? - no grazie), sicuro che ci sta, lancia da giorni, da mesi, segnali lampanti, inequivocabili, vero E che tua sorella ci sta? E fa uno sguardo smarrito, e in quello sguardo io leggo tutti i segni della catastrofe che si sta per abbattere sul povero, impacciato, timido D. A quel punto X,Y,Z,J,W se ne vanno e io resto con E e con D che mi chiede cosa deve fare. Mi esce un terribile 'non li ascoltare, prenditi i tuoi tempi' e mentre lo dico la me di sedici anni mi guarda da fuori basita (ma dai, seria?), e mi sento malissimo, una vecchia zia rimbambita arteriosclerotica, Marta Flavi in pensione, vorrei correggermi e dirgli Vai D, buttati, o te ne pentirai tutta la vita, dio santissimo hai sedici anni mica novanta, ma ormai è tardi, la campana è suonata, D inghiottito da chissà quale tormento, da chissà quale ora di lezione, e io mi ritrovo sola e stravolta come una scema a sperare che scenda Piripacchio a fumarsi una sigaretta per buttarmi tra le sue braccia e mettermi a piangere.

Ma Piripacchio, come si sarà capito, arriva solo per Piripicchio.

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