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  • Immagine del redattoreGaia De Pascale

Giorni 42-54

Scusate l'assenza. La mia, come diceva quello, non è stata una fuga, ma un rispettabile prendere le distanze. Lo scoppio della guerra mi ha prosciugato qualcosa dentro, mi ha tolto energie, vorrei farne una questione morale, ma non è così. E' tutto molto più banale ed individualistico. Sono uscita da quella modalità spensierata con la quale ho voluto affrontare la scuola ai tempi del covid, mi sono persa per strada l'ironia, ho cominciato ad essere davvero arrabbiata con questo tempo - che qui, nella nostra (per ora) comfort zone si sta "limitando" a togliere la serenità ai ragazzi, ai bambini. Ai miei figli. E questo è qualcosa che non riesco a perdonargli.

Eppure si va avanti, le cose non smettono di accadere, anche le più insignificanti, anche le più banali. Anche quelle che fanno ridere, che in fondo ce ne sono ancora, ce ne sono sempre.

A scuola, poi, ne sono successe di cotte e di crude. C'è stato ad esempio un infuocato consiglio di classe della SECONDA, in cui tranne le pene corporali è stato minacciato di tutto. Ho evitato sul filo di lana l'ennesima sospensione di un gruppo di lonfi (appunto), cavillando sul concetto di "nota disciplinare". Loro questo non lo sanno ancora, ma domani glielo dirò, oooh sì che glielo dirò, che senza una certa capacità retorica, la mia ovviamente, loro sarebbero già tutti spacciati, e dunque è inutile che continuino a gingillarsi sulla presunta superiorità del sapere tecnico, senza una coordinatrice in grado di mettere in fila due parole di senso compiuto, e di giocarci anche un po', con questo e quel lemma, loro avrebbero fatto tutti la fine che hanno fatto fare al lonfo, cioè al loro alter ego, che se vi ricorderete è stato ingiustamente e vilmente ammazzato in un triste giorno di mia assenza. Come rompere uno specchio e avere 7 anni di sfiga scolastica. O, più brevemente, come rompere uno specchio e avere 7 anni scolastici, che è già un segno sommo di sfiga, o di fancazzismo.

A proposito di sfiga, ho dovuto recentissimamente salvare anche alunno D., o quantomeno recuperargli il cellulare. Alunno D. è effettivamente un po' sfigato. Fa parte del gruppo ingestibile dei lonfi, ma più ad honorem che per realtà dei fatti. E' da Natale che non fa casino in classe e ha recuperato tutte le materie. SOLO CHE: ha avuto la brillante idea di far saltare un petardo fuori da scuola E ha spaventato una ragazza CHE ha un serio problema di vista. Alla ragazza sono caduti gli occhiali e si sono rigati. Valore delle lenti: 1000 euro. Su 500 studenti, ha beccato lei. Poi, appena passata questa tempesta, in un giorno qualunque, in un'ora qualunque (la mia), in un momento un po' così, cioè stavo spiegando agli insufficienti come recuperare, ma lui non era insufficiente, e insomma in quel momento un po' così con quella faccia un po' così si è messo a guardare il cellulare, SOLO CHE dietro di lui si ergeva silenziosa la Dirigente che era entrata in classe con il passo felpato E lo ha beccato che guardava una partita di calcio (poteva in realtà andare molto peggio). Insomma cellulare confiscato, cazziatone, ricerca vana della madre per metterla al corrente della malefatta.

Dovete sapere che io a D. voglio molto bene, sia perché è il mio studente migliore di storia, sia perché mi ha promesso, se l'Italia dovesse disgraziatamente essere coinvolta in maniera diretta nella guerra, di ospitarmi a casa sua in Senegal, una casa sul mare. Anche una studentessa di QUARTA mi ha offerto ospitalità, perché ha un bunker in campagna (c'è chi ha la cascina, chi la villetta, chi una stamberga e chi ha il bunker, dovete sapere. Questa è la vita). Io però non amo molto la campagna, e tra il bunker e la Russia avrei scelto il mare... Così mi sono ritrovata con D. nella mega sala delle super riunioni galattiche del consiglio d'istituto, quelle sale col tavolo ovale e le sedie in pelle e sicuramente il ficus da qualche parte, a fissare la porta chiusa della Dirigente. Eravamo entrambi un po' atterriti, c'era anche Collega Occhi Belli Senza Occhiali Ma Non Dirlo a Tua Moglie per altri motivi suoi, e (s)fortunatamente era il giorno dopo la sconfitta dell'Italia contro la Macedonia, dunque cosa ci fanno un'italiana, un senegalese e uno con gli occhi belli davanti alla porta della Preside? Parlano di calcio, ovviamente. L'oppio dei popoli ci ha rilassato, la porta si è aperta, ho detto di D. tutto il bene del mondo, D. si è ripreso il suo cellulare, qualcosa per lui quel giorno è girato nel verso giusto, ma io sono uscita lo stesso da scuola canticchiandomi nella testa "Nero" di De Gregori, e pensando che in fondo oggi siamo tutti un po' "neri", tutti un po' D., tutti che ci basta un niente, per finire tra i salvati o tra i dannati - un petardo, un telefono, una partita di calcio. Un casa sull'oceano non troppo lontano dall'Equatore, se viene la guerra, e chi si è visto si è visto.

"Dalla periferia del mondo a quella di una città / la vita non è una caramella e D. lo sa..."


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