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  • Immagine del redattoreGaia De Pascale

COSE CHE MI SVOLTANO LA GIORNATA


Giornata discretamente di prodotto interno lordo di un mammifero. Ultima ora, la quinta di una serie no stop, la ennesima di una settimana e di un mese e diciamo pure di un anno in cui chissà perché Dio mi pesta come un tango. Mi trascino verso il cortile dove si raduna il mio sparuto ma devo dire super intenso gruppetto di alternativa alla religione. Decidiamo, cioè decido, di andare in biblioteca (NOTA: se qualcuno a scuola sta cercando le chiavi della biblioteca sappia che me le sono intascate per sbaglio 😬) per cominciare a buttar giù la storia che dovremmo scrivere a partire da immagini che i ragazzi hanno scelto a caso, così, anima e core, come capitava, dal mare del web o dall'oceano dei loro ricordi. Chissà se ne hanno voglia, mi chiedo. Ne hanno voglia. 'Prof ci ricapitoli le immagini', e via, con una storia delirante ma a suo modo bellissima, che parte da Moneglia dove un temporale trasforma lo scenario in un inferno dantesco, ma accidenti è proprio l'inferno, il nostro eroe è a terra, a questo punto entrano in scena un lampo e un sinusoide ma qua non ho capito bene perché loro sono elettronici e per me invece la lampadina è pura magia, ma attenzione perché il sinusoide è in fondo il battito del cuore del nostro eroe. Eroe elettrizzato si ridesta, monta sulla sua moto e scappa dall'inferno. Arriva in Purgatorio, cioè a Recco, e finisce nel bel mezzo di una festa purgatoriale in cui si celebrano le anime belle pronte a trasmigrare in Paradiso. Ma ohibò! Sul palco un batterista un po' diavolesco comincia a suonare una musica ipnotica, talmente ipnotica che le anime belle restano come è giusto ipnotizzate e non trasmigrano più. Però, un però ci deve essere, ne converrete, questa musica non ha potere sui cani, e un cagnetto piccolo buffo tipo barboncino ma più working class chissà perché (parte lasca del plot da sistemare) decide di sleccussare proprio la faccia del nostro eroe che si sveglia giusto in tempo per accedere al Paradiso, che poi è Prato Nevoso.

Io e la terza elettronici abbiamo dunque trascorso così la nostra oretta. Ma non è tanto questo che mi ha svoltato la giornata, quanto il fatto che, appena è suonata la campana, uno mi ha detto: Ma non possiamo stare qua tutto il giorno a raccontare storie? E poi: venerdì ci fa supplenza così finiamo? Quando ci vediamo? Quando possiamo continuare?

Quando volete ragazzi miei, ma si, stiamo tutto il tempo qua dentro, che ce frega del mondo là fuori, ricostruiamo la realtà da capo, facciamo cose con le parole, andiamo dove volete, a Recco o all'inferno in fondo è uguale, io stanca e felice, voi pazzi di vita - il nostro piccolo assaggio di immortalità

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